Archive for the ‘Fisica & Scienza’ Category

Oggi facciamo due bei test.

In che università ebbe il titolo la prima laureata donna della storia (vietato guardare google e vietato guardare sotto)?

  1. Salamanca, Spagna
  2. Cambridge, Inghilterra
  3. Koenigsberg, Prussia
  4. Padova, Repubblica di Venezia
  5. Basilea, Confederazione Elvetica

In che università prese servizio la prima professoressa universitaria donna della storia (di nuovo, vietato guardare google e vietato guardare sotto)?

  1. Oxford, Inghilterra
  2. Lipsia, Prussia
  3. Bologna, Stato Pontificio
  4. Sorbona, Francia
  5. Harvard, Stati Uniti

(la risposta qui sotto)

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Ah, quante volte ci hanno raccontato la storia che la Chiesa Cattolica fosse contro le donne, che le opprimesse, che impedisse loro di accedere alle cariche, ah, l’oscurantismo, il maschilismo, l’oppressività sessuale della Chiesa Cattolica, ecc. ecc.

Be’, se le cose stanno così… certamente i paesi non cattolici, liberi o liberati dal giogo di cotanta nequizia, saranno stati i primi a consentire alle donne di accedere a prestigiose posizioni. Non dico i paesi musulmani, ma per lo meno gli avanzatissimi paesi protestanti, lontani dal giogo soffocante della Curia Romana.

Quindi la prima donna laureata al mondo è stata certamente un vanto di un paese protestante, che so, dell’Università di Oxford, oppure quella di Lipsia…

E invece…. toh, guarda, che sorpresa, la prima donna al mondo a essersi laureata fu l’italiana Elena Lucrezia Cornaro, cattolica in un paese cattolico, il 25 Giugno 1678 presso l’Università di Padova! La risposta giusta alla prima domanda è la 4!

Va be’, dai, lo sappiamo tutti che la Serenissima Repubblica di Venezia, nei cui dominii la città di Padova rientrava, era sì cattolica, ma spesso in polemica col Papa, vantava una propria fiera indipendenza, talvolta sfociata in avversione, rispetto alla Curia Romana, per lo meno verso i vertici della Chiesa Cattolica. Sì, volevano evidentemente fare un dispetto al Papa, è chiaro, e il Papa si sarà arrabbiato un sacco… e poi… insomma, una laurea non è che voglia dire poi tanto, l’insegnamento, quello sì, la ricerca, una cattedra, una vera cattedra universitaria! Quella è importante. Dove fu l’università che per prima annoverò una donna nel proprio corpo docenti? Sarà certamente in uno dei paesi di cui sopra, probabilmente in Inghilterra, il paese più avanzato….

Ma…. ma…. non è possibile! La prima professoressa universitaria della storia, nonché prima fisica donna al mondo, fu Laura Bassi, presso l’Università di Bologna. Non solo in un paese cattolico, ma addirittura in un ateneo dello Stato Pontificio! La risposta giusta alla seconda domanda è la 3!

Naaa, incredibile vero? Assurdo, pazzasco!

Questi, signori miei, sono FATTI! Il resto sono chiacchiere…

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The completeness of quantum mechanics was an intense debate between Bohr and Einstein, without much attention from a majority of physicists; they said: “Yes, this is a matter of those old guys, but now… let’s do modern physics!”.

(Alain Apsect, 12/6/2012*, Roma)

 

 

*Nota: nonostante la citazione sia inglese, perché letterale, la data non è in formato anglosassone perché questo è semplicemente assurdo (per non dire stupido): l’ordine giorno-mese-anno, così come l’ordine anno-mese-giorno, non è solo convenzionale, ha una logica intrinseca; l’ordine anglosassone mese-giorno-anno è pura convenzione, è artificioso e, non avendo una logica propria, in ultima analisi stupido.

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Oggi avrei voluto scrivere qualcosa di più leggero. Oggi avrei voluto parlare di scienza. Parlare “con leggerezza” di scienza.

Purtroppo i barbari tempi in cui viviamo ogni giorno mostrano una fauce più ripugnante.

A quanto pare oggi  sarebbe la “giornata mondiale per l’aborto“, organizzata da un gruppo di movimenti abortisti in tutto il mondo per promuovere l’eliminazione di ogni barriera legale all’aborto ancora presente.

Quale profonda forma di disumanità c’è in tutto questo, quale profonda perversione? Qui l’aborto non è neanche visto come un “male necessario” (scusate l’ossimoro), che è il solo discorso vagamente sensato che un sostenitore dell’aborto potrebbe fare “sì, è una brutta cosa, è una cosa orrenda, ma non legalizzare l’aborto provocherebbe conseguenze ancora peggiori, per cui accontentiamoci del male minore”.

Questo non è un discorso corretto (sempre d’eliminazione di un essere umano stiamo parlando), ma per lo meno un discorso simile intuisce i termini del problema. Propone una soluzione sbagliata, una soluzione intrinsecamente cattiva, ma non finge che non sia un problema, non finge che non sia un dramma, capisce che il problema c’è ed è grosso ed è tragico!

Qui no. Qui l’aborto è “normale”, anzi, è da promuovere che vengano abbattute tutte le remore, che venga fatto passare, letteralmente, come bere un caffè… anzi, meno che bere un caffè: quello lo devi pagare, questo te lo fornisce gratuitamente il servizio sanitario!

Abortire come tirare un fiato. Questo vorrebbero questi signori. Che neanche qualcuno ponesse il problema, che neanche si abbia il diritto di dire, dire, non imporre, dire “guarda che stai facendo una cosa grave, pensaci bene!” Vogliono togliere la possibilità di conoscenza, di presa di coscienza.

Ricordatevi tutti che l’aborto è questo!

E adesso, da bravi sperimentali, dopo aver letto che cos’è un piccolo essere umano, dopo aver visto che cosa è l’aborto, dopo aver sentito che cosa è l’aborto giudicate voi: come chiamare questa iniziativa? Come chiamare l’aborto?

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Finalmente dopo anni di posizioni difensive, anni di retroguardie, di
battaglie in ritirata, forse ci siamo. Finalmente siamo tornati
all’attacco! È tornata all’attacco la cultura del pensiero forte e
della tradizione. Era all’incirca dal ’68 che tutta quella cultura che
chiamo per brevità “pensiero forte” soccombeva all’inesorabile
avanzata del pensiero moderno (o pensiero debole, che della modernità
è l’espressione più compiuta), inteso nel senso più deteriore del
termine: rifiuto di tutta la costruzione che l’Occidente ha sviluppato
nel corso di più di venti secoli, libertà intesa come idolatria del
singolo e assenza di legami, dileggio del concetto di autorità,
rifiuto e disprezzo della metafisica… La cultura del pensiero forte
comprende innanzitutto la Chiesa, ma anche molta cultura laica che
considera umanamente irrinunciabile prendere in considerazione la
tradizione di secoli di Civiltà Occidentale, filosofi e pensatori come
M. Pera, N. Abbagnano, A. Finkielkraut, R. Scruton, J. Weiler (per
citare i primi che mi sorgono alla mente). Tutti accomunati da voler
affermare qualcosa che non sia il nulla, affermare la possibilità che
il mondo e la vita possano avere un senso, che quanto meno la ricerca
di tale senso non può essere considerata aprioristicamente insensata,
che ci siano cose per cui vale la pena spendere la vita e perfino
morire, che ci siano dei valori assoluti, delle conquiste assolute di
tutta l’umanità, che l’umanità deve in ogni modo preservare. Questo
pensiero forte sta alzando la testa. Sta sfidando la modernità, che è
giunta al suo apice nella formulazione del pensiero debole, nel
progressismo, nel relativismo bersaglio di Papa Benedetto. Stiamo
andando all’attacco, finalmente. E partiamo proprio da quel terreno su
cui per secoli la modernità si era dichiarata, tramite una
autoincoronazione, padrona e regina: la ragione. Il Papa sta sfidando
sul concetto di ragione. Molti pensatori laici sono con lui. “Avanti –
dice – il nostro concetto di ragione è questo, e porta questi frutti!
Che cosa potete portare voi? Dove sono i vostri dati sperimentali?
Avanzate di un solo passo trasformando la ragione da strumento a
idolo?” E poi la lotta sui fondamenti, su quei fondamenti su cui si
retta la Civiltà per secoli: la vita, i figli, la famiglia, il
matrimonio… “Forza, stiamo parlando dell’uomo reale, non dei vostri
schemi. L’uomo moderno, senza legami, senza Dio, legge a se stesso,
ideale a se stesso, è forse più felice? La civiltà moderna è forse più
buona, più giusta, più bella? La nostra concezione di uomo è questa,
qual è la vostra? Avanti, rispondete!” Finalmente li stiamo mettendo
con le spalle al muro. Cercano di scappare i seminatori di zizzania, i
“relativisti”, i “progressisti”. Qualcuno leva alti lai paventando la
futura teocrazia, qualcuno semplicemente fugge, elude, scappa, cambia
discorso, parla per frasi fatte, non risponde. Ma le domande
sull’uomo, censurate, compresse per tanto tempo stanno iniziando a
ribollire, e le risposte iniziano a venire a galla. Finalmente si
parla di risposte…. alcuni dicono: “l’uomo è X”, altri: “l’uomo è
Y”, ma l’esercito di coloro che dicono: “l’uomo non è nulla” inizia
subire diserzioni, sotto l’urto delle domande di sempre sul senso
della vita e dell’uomo. Benedetto XVI è il vessillifero, è l’alfiere,
il ‘colossale’ Discorso di Ratisbona, le due Encicliche sono i piani
di battaglia. Al suo comando il grande esercito, pieno di
contraddizioni e disertori, che è la Chiesa. Al suo fianco non
sudditi, non passivi esecutori di ordini, ma preziosissimi nuovi
alleati. I vibranti proclami di una Fallaci, grondanti amore per la
vita e per il mondo, con il suo grido lacerante ma non disperato: “se
un’atea e un Papa dicono la stessa cosa, in quella cosa deve esserci
qualcosa di profondamente vero, disperatamente vero”. L’opera sottile
dei filosofi come Pera e Scruton (p. es. il Manifesto dei
Conservatori). Le grandi, coraggiose battaglie lanciate dal grande
Ferrara… Essi non fanno parte dell’armata del Generale. Sono
alleati, preziosi e inaspettati, che hanno disertato il campo del
nemico perché hanno capito che il nemico non fa altro che fare del
male a sé e all’umanità. Scappano, i relativisti, come topi impazziti,
la polemica per la visita del Papa all’Università la Sapienza ne è la
prova! “Il Papa vorrebbe parlare con noi, vorrebbe sfidarci? Non osi,
non osi venire nel nostro campo, nel nostro castello, con che diritto
si presenta? Vorrebbe affrontarci in campo aperto?” Scappano
vigliaccamente, non hanno il coraggio di stare di fronte a se stessi,
alle loro stesse debolezze, alla loro completa incapacità di
rispondere alle domande più importanti. Soccomberebbero innanzi alla
montagna di dati sperimentali contro le loro teorie, continuano ad
affermare che l’uomo è nulla, o che l’uomo è economia, o società, o
molecole, o… nulla che non possano sezionare chiudendosi a chiave
nei loro studi polverosi, nei loro laboratori asettici, nelle loror
pagine inchiostrate, “Fino a sognare sistemi talmente perfetti che
nessuno avrebbe più bisogno di essere buono./ Ma l’uomo cosi com’è
adombrerà sempre ciò che l’uomo pretende di essere” (T. S. Eliot) Le
prove sperimentali sono contro di loro, allora eccoli, gli illustri
scienziati, che non osano confrontarsi con gli esperimenti, con lo
stesso metodo scientifico, che con tutta la loro scienza fuggono
innanzi a chi pone semplicemente loro delle domande! Hanno giocato una
carta disperata, addirittura hanno dovuto rinnegare uno dei più
profondi principi democratici, quello della libertà di espressione! Ma
la loro è una vittoria di Pirro: siamo tornati all’attacco, e non ci
fermeremo! È nei Disegni di Dio l’esito di questa guerra. È nelle
nostre mani rispondere alla chiamata, sia che abbiamo la Fede, sia che
non lo abbiamo, in gioco è il nostro cuore e il cuore dell’umanità
intera. Bisogna che chiunque sia veramente uomo non si tiri indietro,
non abbia paura, poiché “Bisogna dare battaglia perché Dio doni la
vittoria!”

 

Autore: Jacopo Parravicini, Milano

 

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Racconto molto arguto… mi spiace solo di non averlo scritto io  😉

Piergiorgio Ach si crogiolava alla luce dei flash, accanto alla cattedra dell’Aula Magna. Tutti per lui. Il premio scientifico forse l’aveva ottenuto più per la sua notorietà mediatica che per altro; ma lo riempiva lo stesso di soddifazione. “Prego, la prossima domanda…”
“Che ne pensa dello stato della ricerca scientifica in Italia?” chiese l’intervistatore.
Il suo pezzo forte. Sorrise al cronista.
“Che siamo in uno stato penoso. E la colpa è sicuramente del Vaticano. Fino a quando saremo sottoposti all’oscurantismo delle gerarchie ecclesiastiche e  non capiranno tutti che la fede è un ostacolo alla vera scienza saremo costretti a rimanere indietro. Bisogna abbandonare la superstizione! La scienza basta e avanza per spiegare il mondo. Ma ora,” disse, guardando l’orologio “se volete scusarmi, devo cominciare la lezione.”
Rumoreggiando, giornalisti e fotografi si siedettero nei banchi, frammezzati con rari studenti.
Ach si diresse alla lavagna. Aveva come un cerchio alla testa, ma era lo stesso il momento di mostrare la stoffa di un vero professore.
Si schiarì la voce e cominciò. Qual’era il tema? Ah, sì, cosmologia. “Nonostante ormai possediamo dettagliate mappe dell’Universo siamo in grado di individuare solo una piccola parte della massa che lo compone. Approssimativamente, riusciamo a dare conto di circa un quarto di tutta la materia che ci dovrebbe essere. La cosmologia chiama questa componente non ancora identificata “materia oscura”. Non sappiamo cosa possa essere, nessun esperimento è ancora riuscito ad individuarla esattamente, ma possiamo fare delle ipotesi…”
In terza fila, uno studente aveva alzato la mano. Idiota, subito all’inizio…ma c’erano i giornalisti, ignorarlo non si poteva. Il professore gli fece cenno di parlare.
“Mi scusi, professore, ma che differenza c’è tra la Chiesa che chiede di credere in Dio e la scienza che chiede di credere nella materia oscura?”
Ach sentì crescere l’irritazione. Un piantagrane. Ma chi l’aveva fatto entrare? Domande sciocche del genere, davanti a tutti questi cronisti!
“C’è una differenza fondamentale, ragazzo. In un caso si tratta di sciocche superstizioni, dall’altra si parla di scienza!”
“Ma, scusi,” continuò lo studente, non scomponendosi affatto “Lei nei suoi libri sostiene che l’uomo si è inventata la divinità perchè non riusciva a spiegare determinati fenomeni che venivano osservati. Gli scienziati si inventano questa materia oscura perchè non si spiegano determinati fenomeni. Ci sta chiedendo di avere fede in qualcosa che non conosciamo esattamente come…”
“Non diciamo corbellerie!” Il professore divenne tutto rosso in viso. “Nel caso della materia oscura è la Scienza che parla! C’è evidenza che…insomma…” Il docente osservò con stupore l’aula che cominciava a girare su se stessa, e il pavimento salire verso di lui come un pugno. I flash che scattavano frenetici furono l’ultima luce che vide…

…fino a quando non si tirò a sedere. Adesso stava bene, molto bene. Era cessato quel dolore alla testa, ed era lucido come non si sentiva da anni, come quando era giovane. Anzi…era come se fosse giovane. Ogni ricordo della sua vita, dall’infanzia in avanti, era nella sua mente, vivido in maniera impossibile.
E non era più nell’aula.
Era seduto su una panca di una stanza spoglia. In piedi, una persona lo stava osservando. Con un senso di fastidio si rese conto di non riuscire a metterne a fuoco il volto, che pareva sfasato, nebuloso.
“Cosa succede, sono svenuto?” domandò. “Ho avuto un malore?”
“In un certo senso.” Il suo misterioso interlocutore sorrise. “Lei è morto.”
“Come, morto?”
“Morto. Defunto. Dead. Kaputt. Un ictus.”
“Morto! Allora…esiste un qualcosa, dopo…questa è una sorpresa!”
Una specie di sorriso attraversò il volto della persona misteriosa. “Sì, lo credo. Anche se penso di potere affermare che in fondo ci sperava. Tutti lo sperano, per quanto a parole lo neghino. Comunque, io sono qui perchè mi faccio un punto di onore di accogliere le personalità importanti, che hanno fatto tanto per il nostro mondo, prima di inserirle al loro nuovo posto nella società. Nel suo caso, poi, ho seguito con particolare attenzione la carriera da lei intrapresa e credo che apprezzerà grandemente la spiegazione che sto per fornirle.”
“Cosa intende dire?”
“Che credo sarà in grado di capirmi. Le fornisco la soluzione al quesito che l’impegnava appena prima della sua…dipartita. Le comunico che il corpo che adesso lei possiede è fatto di quella che chiamavate “materia oscura”.”
“Materia oscura? Ma…sono solido! Questa sembra materia normale!”
“Le sembra perchè è in fase con essa. Nell’universo esistono quattro stati fondamentali della materia, ortogonali tra loro, che definiscono quattro realtà sovrapposte e quasi del tutto separate. La realtà nella quale ha vissuto fino ad ora era una di queste, e questa è un’altra.”
“Quattro stati separati…questo spiegherebbe perchè non si riusciva a trovare niente! E come mai adesso ho cambiato realtà?”
“Perchè è morto, l’ho detto. Esistono…strutture…trasversali alle quattro realtà, che qualcuno chiama anime. Queste anime sono associate con quella che potremmo chiamare ‘materia intelligente e capace di decisione’. Sono le anime che ne definiscono la struttura. Quando il corpo a cui sono associate nella realtà base cessa di funzionare, le anime si legano alla materia corrispondente in una delle altre tre realtà. E’ come un cambio di stato di energia.”
“Morto. Materia oscura. E l’anima…esiste! E adesso mi dirà che esiste anche un dio?”
“Certo che esiste. E’ Lui che alimenta tutto il sistema. Le quattro realtà di cui dicevo sono proprio stati di energia differenti rispetto alla divinità. La realtà da dove proviene ha un bilancio energetico perfettamente equilibrato. Se l’anima è in fase con la divinità, al suo distacco passerà ad una realtà con bilancio energetico superiore, ovvero più vicino alla divinità stessa. Se è in controfase andrà nella realtà con bilancio energetico negativo, ovvero più lontano dalla divinità. Se non ha un differenziale energetico sufficiente per l’una o l’altra rimarrà in una realtà intermedia fino a quando non avrà accumulato energia per il salto.”
“Affascinante! Ma…in cosa si differenziano queste realtà?”
“Oh, sono abbastanza dissimili…scoprirà che sono tutte popolate da quelle creature che nel mondo in cui si trovava fino a poco fa venivano talvolta chiamate angeli. Che non sono altro che il metodo con cui la divinità dà la forma alle cose, il collegamento tra la divinità e una realtà. Immagini un dito di Dio che si protende verso il mondo per creare qualcosa. Nell’istante in cui la volontà divina giunge a contatto con la realtà questi collegamenti, i punti dove il dito di Dio emerge, diventano a loro volta capaci di libertà, cioè senzienti. Nella realtà più a contatto con la divinità veicolano la Sua potenza, in quanto sono perfettamente conformi con essa; nella realtà più distante invece ci sono quegli angeli che, diciamo…sono andati fuori sincrono. Per conservarsi e accrescersi, non essendo più sostenuti dalla volontà di Colui che hanno rinnegato, si nutrono della energia divina residua nelle altre anime presenti in quella realtà.”
“Divorano l’energia? E quindi distruggono le anime?”
“Le anime sono indistruttibili. Ma senza energia, senza la potenza divina sono condannate a una sofferenza indescrivibile. Eterna.”
“Orribile! Ma la divinità non fa nulla per aiutarle?”
“Forse non ha capito. Sono loro che hanno scelto di allontanarsi dalla divinità. Le assicuro che la divinità fa anche troppo per conservarsene il più possibile. Ma per ragioni sue le ha lasciate libere di sincronizzarsi o meno. Ci sono sempre anime che credono di avere tutta l’energia dentro di loro, si desincronizzano e magari invitano anche le altre a farlo. Gli angeli di un tipo o dell’altro fanno poi la loro parte per guidarle…”
“Interessantissimo!”
“Sono sicuro che ha gradito la spiegazione. Ora, se vuole seguirmi, le darò una dimostrazione pratica di quanto le ho detto in via teorica.”
“Molto gentile. Scusi, non ho capito il suo nome…”
“Non lo avevo ancora detto. Mi chiamo Berlicche, molto, molto piacere.”

da Berlicche

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